relazione Grossi

relazione Grossi

Convegno AiFOS Brescia – 1 Luglio 2015- Intervento di Giuliano Mino Grossi- Segretario Generale UILA della Lombardia

Il miglioramento della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro è una delle sfide più importanti che la società sta affrontando in questi ultimi anni, ma la sfida più ardua è generare un cambio di cultura ed individuare gli strumenti più adatti per una corretta applicazione delle norme esistenti.

Il tema della sicurezza è di centrale importanza per la crescita civile e sociale del paese; la riduzione dei fattori di rischio può incidere positivamente anche sul livello di competitività del paese.

Esaminando i dati degli ultimi anni, la situazione sembrerebbe migliorata.

In Lombardia fatto cento il 2009, siamo a( –0,74% il 2010,) -4,34 il 2011,) -7% il 2012,) -6% il 2013.

Per poter fare una proiezione: gennaio –Aprile 2014  , 35112 infortuni;

gennaio –aprile 2015 --- 35.540, in questo caso in crescita.

Ma se osserviamo il settore agricolo: il 2012 segna un + 3,62% i, il 2013 un + 9%.

In agricoltura una flessione nel primo quadrimestre del 2015 rispetto al 2014.

943 infortuni contro i 1056.

 Condizioni dunque che non  devono indurre ad abbassare la guardia e i dati oscuri devono ricordarci che il livello dell’attività di controllo deve rimanere altissimo in tutti i settori. 

Sono passati ben vent’anni ormai dalla promulgazione del D.lgs. 626/94 il cui elemento innovativo e vincente fu l’introduzione della figura del Rappresentante dei lavoratori per la Sicurezza.

I suoi compiti, incarichi, impegni formativi, sono ben definiti dalla attuale legislazione europea e nazionale eppure le perplessità, i dubbi e le difficoltà che continuamente emergono inducono ad un necessario approfondimento del loro ruolo.

Il Rls/Rlst deve essere rivalutato, deve uscire dalla solitudine in cui spesso opera, e deve essere supportato da un efficace rilancio dell’impegno anche da parte del sindacato

Un aspetto da non trascurare è il rapporto con gli organismi sindacali (Rsu/Rsa), perchè il legame fra tutela della salute e della sicurezza sul lavoro e qualità della vita lavorativa ed organizzazione del lavoro è spesso strettamente legato a tematiche contrattuali, ed è necessario che l’attività negoziale e le attività finalizzate alla salute ed alla sicurezza siano ben armonizzate fra loro, nel rispetto delle specifiche autonomie.

Siamo convinti che bisogna partire dalla conoscenza e in questo senso la formazione è strategica, è un valore aggiunto inequivocabile per aziende e lavoratori, non è più tollerabile che venga considerata un costo, ed ogni risorsa disponibile andrebbe indirizzata ad aggiornamenti continui, a momenti di incontro ed iniziative sui territori, nelle scuole, nelle aziende.

Tali risorse potrebbero inoltre essere indirizzate ai tanti lavoratori stranieri occupati nel settore agro-alimentare: un maggiore coinvolgimento di quest’ultimi nelle tematiche della sicurezza è più che mai indispensabile.

È noto ed evidente, infatti, che a monte delle tante tragedie c’è un tema prioritario che è quello della dilagante estensione del lavoro irregolare, che trova nei soggetti più deboli le vittime predestinate.

Con il d.lgs. n. 81/2008 l’Italia ha confermato la sua appartenenza al novero delle nazioni in possesso di una normativa moderna in materia di prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali, del tutto coerente con i livelli di tutela individuati dalle Convenzioni dell’OIL e dalle Direttive dell’Ue in materia, tutte puntualmente recepite dall’Italia nel corso degli anni.

 Obiettivo, lo ricordo a livello europeo, la riduzione del 25% ogni cinque anni.

Ma forse non c’è settore così importante come quello della filiera agroalimentare dove è evidente che la sicurezza e la salute sul lavoro siano strettamente collegati alla qualità delle produzioni.

Dove dunque, con ancora più evidenze, valga il principio per cui ad un buon lavoro corrisponde un buon prodotto e quindi una certezza per il consumatore.

Detto banalmente: un trinomio di qualità e di sicurezza.

Se dobbiamo ragionare un attimo di principi, l’impresa agricola e di trasformazione alimentare devono sapere che c’è una etica o forse una morale per la quale se un imprenditore decide di investire, vincere sul mercato, e considerare la sicurezza della lavoratrice o del lavoratore una condizione essenziale, non secondaria, ma indispensabile per essere vincente, se così è , probabilmente potrà dire al mercato che nelle sue produzioni la salute e la sicurezza vincono in partenza .

E quindi sono oggettivamente nei contenuti, nelle ispirazioni che le loro produzioni possano essere forti sui mercati.

Questa è la vera crescita culturale e formativa che vogliamo prevalga nella nostra società.

Ma anche in termini contrattuali insistiamo per garantire, appunto , nuove regole e diritti per i lavoratori. Quale esempio: un mese fa abbiamo presentato alla Federalimentare, l’organizzazione sindacale che raggruppa tutti i 16 settori alimentari , tra le richieste di rinnovo del ccnl, anche quella di considerare nelle aziende la comunità di sito: cioè una realtà formata da dipendenti delle aziende e dipendenti delle aziende terze, appartenenti ad altri settori produttivi e comparti industriali, che però li operano. Lì lavorano.

Dobbiamo regolare queste comunità con eguaglianza di diritti e tutele  e servizi.

Chiediamo l’istituzione degli RLS di sito, in coordinamento con gli RLS di Gruppo aziendale.

Come chiediamo 8 ore ulteriori di permesso retributivo per gli RLS per poter valutare il DVR, il Documento di Valutazione dei Rischi presente in azienda.

Rileviamo, invece,   in agricoltura la difficoltà sindacale alla costruzione degli RLST nei territori.

Ove le aziende hanno dimensioni occupazionali non grandissime e una forte diffusione sul territorio.

Le indicazioni nazionali sugli EBAT, i nuovi organismo territoriali bilaterali, chiedono invece di affrontare proprio questi aspetti con rapidità e convinzione.

Proprio ieri, nella prima riunione dell’osservatorio regionale agricolo tra FAI, FLAI e UILA della Lombardia e Confagricoltura, Coldiretti e CIA abbiamo deciso di favorire questa impostazione.

Dall’agricoltura dunque, il  primo passo per  la camminata della sicurezza.

Nella trasformazione industriale la corsa deve continuare.

 Ma qui oggi, con il Patrocinio dell’Expo, pensiamo che questa corsa debba interessare il Mondo intero.

E’ bene quindi  ricordare che recentemente in un video messaggio all’EXPO, il Segretario generale dell’ONU  Ban Ki-moon,  ha ricordato che a soffrire la fame oggi sono 216 milioni di persone in meno rispetto al 1990.

Ma lui stesso ci dice che si scontra con un dato di fatto: oggi la popolazione mondiale è sopra i 7 miliardi ma continuerà a crescere nei prossimi anni.

L’obiettivo però che Ban Ki.Moon ha ribadito, da cogliere entro il 2025,  è “fame zero”.

Oggi una persona su 9 soffre di denutrizione. Oltre alla crescita cambiano le diete alimentari. La domanda alimentare cresce del  3,5% mentre la produzione del solo 2,5. La domanda cresce più del l'offerta. 

Tutti i ministri riuniti all’EXPO ritengono che serva più agricoltura, ma che sia sostenibile e su grande scala.

 

Da tempo sosteniamo che i prossimi anni saranno ancora segnati da forti contraddizioni nella  crescita e lo sviluppo.

Ciò a cui pensiamo è all’aumento nel Mondo della popolazione e della durata della vita.  Per queste ragioni sappiamo che , come molti analisti ci ricordano, la Terra dovrà fornire cibo a più persone e per più tempo nella vita.

I consumi mondiali alimentari  crescono ogni giorno con una forte progressione  e, giustamente, per essere simili a quelli dei paesi Occidentali.

l’On. De Castro in un convegno a Milano verso la fine dello scorso anno, sosteneva che per far questo  avremmo bisogno di 6 pianeti.

Perché il reddito che cresce sposta i consumi vegetali  a quelli alimentari.

In Italia consumiamo circa 100 Kg di carne a testa in Cina 40. Erano  18 venti anni fa. 

Tutti voi sapete, quale esempio, che per mangiare la carne abbiamo bisogno di processi integrati che dal prodotto agricolo ci porta all’allevamento, all’alimentazione per gli animali, alla macellazione, alla trasformazione industriale.

Per produrre una quantità vegetale immaginate un metro quadro attorno a voi.

Per produrre carne servono almeno 5 metri quadri.

Certo esiste anche lo spreco alimentare. I poveri non hanno la catena del freddo e quindi si rovinano molti alimenti.

I ricchi consumano e gettano i prodotti alla fine della catena. Aspetti sui quali è bene intervenire.

Ma insomma la terra necessaria per poter soddisfare questi bisogni avrebbero bisogno delle dimensioni che prima richiamavo.

Noi desideriamo  un Mondo nel quale in Eritrea una madre possa dire un giorno al proprio figlio: cosa farai da grande? Che studi vuoi fare? Mentre oggi la madre si domanda: vivrai? 

Mi sono permesso di fare un esempio che per fortuna non riguarda la gran parte della Terra. Ma vi richiamo a questa previsione sulla crescita mondiale dove la Nigeria, in Africa, dai 166 milioni di abitanti del 2011 passerà a 402 milioni del 2050. Alcuni mesi fa negli Stati Uniti, Science arriva ad ipotizzare in Nigeria 600 milioni di abitanti. Con un indice di natalità altissimo.

Mi riferisco ad un continente, appunto l’Africa, che correrà verso i 3 miliardi di abitanti, o anche dei 4 in Asia con il resto della popolazione mondiale che sarà negli altri continenti. Previsione errate?

Gli errori sulla crescita demografica hanno un margine  che va dal 4 al 6%. Facciamo pure il 10% questo errore.

Significa che il problema di fondo, la carestia alimentare, rimane, non cambia.

 Vi lascio alle parole di Amartya Sen , economista. Filosofo, nobel per l’economia, tra i più importanti al Mondo e vicino ai nostro valori .

Dice”Il 31 ottobre 2011, in qualche parte del mondo è nato il bambino numero 7 miliardi. Nel 2025 saremo 8 miliardi.

Secondo note dei ministeri demografici dell'Onu nel 2045 saremo 9 miliardi.

Nel 1800 nel mondo c'erano un miliardo di persone, ci vollero 130 anni per vederle raddoppiare. Solo 44 anni per passare a 4. Cinquant'anni  per arrivare a 8.
Crescono ad un ritmo vertiginoso le bocche da sfamare e aumentano in quantità e qualità le esigenze alimentari e la terra é quella di sempre e il terreno coltivabile, addirittura si restringe.” Cosi Amartya Sen.
Secondo la FAO, l'agenzia delle Nazioni Unite che ha lo scopo di aiutare e accrescere i livelli di nutrizione nel mondo, per soddisfare i bisogni alimentare del pianeta, l'agricoltura dovrà essere in grado di produrre,entrò una trentina di anni, il 70% in più .
Ecco cosa sta avvenendo.  Ci dice Il rapporto Oxfam: negli ultimi dieci anni sono stati acquistati in Africa, Asia e Sud America 227 milioni di ettari, una superficie grande sette volte il nostro paese.

Con l'evidente obiettivo di garantirsi le produzioni agricole. Si tratta di multinazionali, Cina,  Arabia Saudita,Corea del Sud ed altre nazioni.

 Scelta che tanti paesi e tante imprese private stanno facendo, dividendosi parte rurale dell’Africa, togliendola ai popoli più deboli del Mondo, che  all’Expo stanno discutendo dei loro bisogni alimentari e di come Nutrire  e il pianeta. Energia per la vita.

 

Vedete, sono fatti che dimostrano che il settore agricolo e poi agroalimentare è veramente centrale nel mondo.

Ci si può vestire di fibre sintetiche, indossare scarpe di gomma " ma, -scrive un economista- non si è ancora trovato il modo di ricavare pane, pasta, carne, frutta e verdura dalla sintesi degli idrocarburi".
Bisogna dunque, per queste ragioni, anche in Italia aumentare le superfici coltivabili e la loro produttività. Dare valore a tutta la filiera agroalimentare.

Bisogna dunque fare una politica globale del cibo.

.Cosa servirà dunque entro i prossimi trent’anni? Innovazione, ricerca, qualità, sostenibilità e salute e sicurezza  alimentare.

Per chi ci lavora e per chi consuma.

La sicurezza sul lavoro sia dall’Italia un messaggio globale.

Per le lavoratrice ed i lavoratori italiani ma per il mondo intero.

Sosteniamo, anche per questa ragioni, con più convinzione che la qualità e la sicurezza del lavoro è condizione per la qualità e il sostegno delle produzioni di tutta la filiera agroalimentare.



 

 

 

 

 

Vorrei poi, con una nota di ottimismo, difficile in questi tempi, cogliere delle reali possibilità della crescita per la nostra economia e soprattutto per il lavoro proprio in relazione al cibo, alla sicurezza nel lavoro e dunque alle straordinarie produzioni italiane.

Nel mondo si sostiene che la confidenza che gli italiani hanno con il cibo deriva da grandi e sapienti tradizioni, storie , esperienze e passioni.

Per queste ragioni ciò che è fatto in Italia nel cibo, ma anche in altre attività a dire il vero, è di per sé un valore. Una ricchezza . Parte quindi fondamentale del Made In Italy.

Vogliamo poi richiamare che già oggi la bilancia commerciale dello Stato e quello nella nostra Regione hanno un aspetto positivo proprio per il Made in Italy nel comparto alimentare.

La contrapposizione tra processi di globalizzazione e processi glocali(locali) non è da noi condivisa.

E’ possibile pensare ad un grande mercato mondiale nel quale le tradizioni, la qualità delle produzioni agricole e alimentari possano convivere.

Anzi pensiamo che oggi siano fattori di sviluppo per la regione Lombardia.

Con forti presenze integrate tra agricoltura e industria  in tutti i territori della regione.

Ciò che avverrà con più forza nel mondo sarà” la sfida della qualità per la competizione sui mercati”. 

Ci dice ancora Amartya Sen “ in una economia globale, ormai dicotomica, dove i paesi in via di sviluppo competono con noi occidentali, dobbiamo prevalere in termini di qualità e valore aggiunto”

Le esportazioni mondiali di prodotti agroalimentari sono cresciute negli ultimi 15 anni ad un tasso medio del 6,5%.

I primi dieci esportatori coprono il 53% dell’export mondiale.

Nel 2000 l’Italia era al nono posto nella classifica.

Sette paesi europei più il Canada e gli USA.

Oggi alcuni paesi come la Gran Bretagna sono usciti e nei primi dieci troviamo Brasile, Argentina e Cina. Nazioni che 15 anni fa non erano presenti.

Gli USA superano il 10% delle esportazioni, il Brasile è già al 6%.

Noi siamo dal nono al decimo posto,sempre con valori sopra il 3%.

Eppure in questa competizione crescono le nostre esportazioni.

Nel 2014 abbiamo raggiunto un valore di 33 Miliardi di €.

.

Ma cosa si apprezza dunque?.

Qui c’è il grande valore del Made in Italy.

La nostra storia, le nostre tradizioni, il sapere, la capacità di unire cultura alimentare, produzione e trasformazione.

Abbiamo grandi primati sull’agroalimentare rispetto agli altri paesi .

Primati economici come creare valore aggiunto.

Si stima 2000€ per ettaro; il doppio di Francia, Germania e Spagna.

Oppure la biodiversità: 57468 specie di animali; 12.000 di flora

Le Produzioni qualificate e certificate: 246 tra DOP, denominazione di origine protetta; IGP indicazioni geografiche protette;STG specialità tradizionali garantite; 521 Vini DOC,DOCG o IGT; 4671 specialità tradizionali regionali.

Non sono valori solo per noi. Lo sono  per noi ma anche per  il mondo interno.

L’Occidente è oggi solo il 12% della popolazione del pianeta.  

Le contraffazioni ce lo confermano. E’ da un lato un grave problema, ma dall’altro segnala che nel mondo, fatto in Italia è una grande cosa.

Italian soundig è mercato che va corretto e orientato ai paesi produttori.

Battere dunque i pirati del cibo che vale 60 miliardi €, e vincere con i nostri prodotti ed il nostro lavoro i mercati.

Noi dobbiamo riconfermare, migliorare ancora la grande qualità del nostro operare.

In tanti anni lo sviluppo dell’Italia ha ridotto dai 18 milioni di ettari degli anni settanta a 13 milioni di oggi la Superficie Agricola Utilizzata.

Forse un giorno importeremo ancora di più per aggiungere valore ed esportare le cose che made, che facciamo, in tutto il mondo.

Prima, sicuramente,  bisogna mettere la nostra agricoltura lombarda in condizioni di eccellenza. Nel lavoro e nelle imprese.

Vedete: sicurezza e qualità dell’agricoltura, della trasformazione, della produzione, del lavoro è il nostro modello.

La svolta che richiamavamo all’inizio è per cui la sicurezza nel lavoro e nei prodotti è il punto di partenza, per produrre per fare impresa.

 

Il Made in Italy con la sua qualità interesserà anche la classe media mondiale.  Secondo l’OCSE la middle class Globale salirà nel mondo dagli 1,9 miliardi del 2009 a 3,2 nel 2020 e 4,9 di miliardi nel 2030. La crescita di questa popolazione con un reddito disponibile significativo avverrà soprattutto in Asia, che nel 2030 avrà il 66% della classe media mondiale.

Significa avere la possibilità di trovare un grande mercato per il nostro valore aggiunto.

 Per ogni tipologia di reddito disponibile.

Per le produzioni delle  imprese di tutta la filiera e per il lavoro.

Insomma, ci va stretto che la Germania esporti quasi 20 miliardi in più di generi alimentari nel mondo rispetto a noi .

Lavoriamo, in una grande alleanza tra lavoro, imprese, istituzioni, associazioni lombarde per un impegno nazionale a superare quel primato europeo. 

 

Quello che dunque pensiamo, spero che tutti pensino nel sindacato, è che  il Made in Italy, la qualità delle produzioni, la loro garanzie per la salute sia assolutamente dipendente, conseguente, che derivi proprio dalle condizioni di vita, di lavoro, di prestazione che le lavoratrici ed i lavoratori vivono.

Infortuni zero rappresenta, questo volevamo dire, speriamo di esserci riusciti, un risultato di benessere per le lavoratrici ed i lavoratori, di dignità del lavoro, di diritti; ma contemporaneamente un volano strategico per il successo delle produzioni agricole e alimentari.

Il lavoro sicuro è dunque  qualità delle produzioni,  efficienza e garanzia sul mercato globale.

Questo dobbiamo fare crescere anche   attraverso EXPO, questo dobbiamo cercare di segnalare per le produzioni, lavoratori e imprese per i diritti  nel mondo intero.

Proprio venerdi scorso nel Padiglione Italia dell’EXPO, l’Ente Bilaterale Nazionale con Fai,Flai e UILA e Confagricoltura, Coldiretti e Cia, in un Convegno sul rapporto partecipativo tra lavoratori e imprese , abbiamo richiamato queste cose , li per il Mondo, come occasione per ricercare le condizioni, appunto, per Nutrire il Pianeta.

Durante il Convegno il vice Ministro Andrea Oliviero è intervenuto dicendo che “non possiamo presentarci come un Paese di eccellenza del prodotto agricolo se non c’è eccellenza in tutta la filiera, quindi anche nella qualità e nella sicurezza  del lavoro agricolo. Come nutrire il pianeta merita una risposta etica. I nodi sono: il contrasto al lavoro irregolare e alla sfruttamento del lavoro migrante,il miglioramento della formazione professionale on agricoltura , investire in sicurezza per ridurre gli infortuni. “

Auspichiamo che sia un auspicio per una crescita e lavoro comune nei prolissi anni.